A poche ore dal voto per le elezioni presidenziali i risultati dei sondaggi danno indicazioni contrastanti rispetto alla sensazione abbastanza diffusa che vedrebbe i due candidati appaiati nella corsa alla Casa Bianca. I due ticket elettorali si stanno preparando a quella che sarà la notte più lunga degli ultimi dodici mesi, in cui potrebbe essere eletto per la prima volta nella Storia del paese un Presidente di origine afroamericana o chiudersi con un successo inaspettato la rimonta del ticket Repubblicano. Non bisogna infatti dimenticare che, seppur distanziato di qualche punto percentuale nei risultati dei sondaggi, John McCain non ha mai rinunciato alla battaglia con il rivale Barack Obama e la costanza dell’ex veterano del Vietnam potrebbe essere ripagata dal voto degli elettori.
A poche ore dal voto: i possibili scenari
A meno di ventiquattro ore dalla chiusura dei seggi e dalla proclamazione del quarantaquattresimo Presidente degli Stati Uniti gli ultimi sondaggi indicano che dovrebbe essere Barack Obama il vincitore delle prossime elezioni presidenziali. Secondo le ultime stime il ticket Democratico avrebbe infatti tra i 5 e gli 11 punti percentuali e 146 voti elettorali di vantaggio rispetto a quello Repubblicano, divario che potrebbe lasciar pensare ad una vittoria di larga misura e ad un risultato già acquisito. La realtà potrebbe però rivelarsi differente e la sensazione che qualcosa potrebbe non andare come previsto sembra essere abbastanza diffusa tra i Democratici. Soprattutto all’interno dello staff del Senatore afroamericano si sono avvertiti i primi segnali di nervosismo. Nell’ultima settimana il divario che separava i due ticket nei sondaggi è andato costantemente assottigliandosi e in molti temono che possa ripetersi l’effetto – Bradley, candidato Democratico afroamericano al Governatorato della California nel 1982 che risultò in vantaggio nelle rilevazioni dei sondaggi durante la campagna elettorale ma risultò poi sconfitto dal Repubblicano George Deukmejian. Secondo molti analisti il fattore razziale potrebbe essere una delle cause primarie dell’eventuale sconfitta del ticket Democratico e, se anche una situazione simile pare non essere destinata a ripetersi, non si può escludere a priori la possibilità che i voti degli elettori indecisi o dei molti elettori indipendenti spostino il risultato della sfida elettorale a favore del ticket Repubblicano. Le modalità di campionamento e composizione dei sondaggi potrebbero aver delineato una situazione diversa da quella reale e forti riserve hanno caratterizzato le valutazioni sull’affidabilità delle indicazioni proposte dai maggiori istituti di ricerca. Come già accaduto in passato i sondaggi potrebbero quindi rivelarsi strumenti inaffidabili o comunque poco precisi per basare eventuali previsioni rispetto al risultato delle elezioni, anche se non si può escludere a priori la possibilità di una vittoria del ticket Democratico con ampi margini di vantaggio. Quanto emerso dalle ultime settimane di campagna elettorale sembra essere una situazione in cui la confusione rispetto a rilevazioni e dati sarebbe da sommarsi ai timori degli staff elettorali e allo stato di incertezza rispetto al voto che ancora caratterizza una parte importante dell’elettorato. Molti elettori decideranno probabilmente nelle ultime ore a chi assegnare la propria preferenza e la composizione di questa particolare categoria potrebbe fare la differenza a favore dell’uno o dell’altro dei due candidati.
Mentre è certa la partecipazione dell’elettorato afroamericano a sostegno di Barack Obama e di quello latinoamericano in parti uguali a sostegno dei due candidati rimane da capire come si ripartiranno i voti dell’elettorato della middle-class di origine WASP, White-Anglo-Saxon-Protestan, e delle classi meno abbienti e più disagiate negli Stati definiti Swing States, ad alta probabilità di cambiamento rispetto alle precedenti tornate elettorali. Molti personaggi di spicco vicini allo staff Repubblicano, come l’ex spin doctor Karl Rove, hanno previsto che sarà proprio il voto degli indecisi e dei bianchi delle classi sociali più povere a decidere il risultato delle prossime presidenziali e proprio a questi elettori si è rivolto McCain nelle ultime ore di campagna elettorale.Altro dato significativo riguarda il numero di iscritti alle liste elettorali, in costante crescita negli ultimi mesi. Dai conteggi effettuati nei differenti Stati si è appreso che l’affluenza alle urne potrebbe essere tra le più alte degli ultimi cinquant’anni. Le vere ragioni di una così alta partecipazione potrebbero essere molteplici e rivelarsi decisive per la vittoria finale di uno dei ticket elettorali; una di queste potrebbe essere l’intensa campagna svolta dai volontari dei Comitati Democratici, che hanno lavorato capillarmente in quasi tutti gli Stati per convincere tutti i possibili elettori a recarsi a votare per sostenere la candidatura di Barack Obama.
Entrambi i leader sono stati impegnati nelle ultime ore con comizi negli Stati che sembrano essere ancora di difficile assegnazione. Barack Obama ha tenuto gli ultimi incontri con gli elettori in Florida, Virginia e North Carolina, vicini per tradizione al Partito Repubblicano ma che il Senatore afroamericano potrebbe aver conquistato ai danni del ticket guidato da McCain. Il Senatore dell’Illinois sarà oggi in Indiana per l’ultimo comizio prima di giungere a Chicago, città che è stata eletta sede del Comitato Democratico per le presidenziali e che potrebbe divenire nei prossimi quattro anni il vero e proprio quartier generale del Partito guidato da Barack Obama. John McCain ha invece deciso di tenere gli ultimi incontri con gli elettori in Florida, Tennessee, Pennsylvania, Indiana, New Mexico e Nevada prima di ripartire per l’Arizona, Stato in cui attenderà l’esito delle elezioni.
Non solo presidenziali: il voto per il Congresso
Strettamente collegate alle prossime presidenziali sono le elezioni per il Congresso e per alcuni Governatorati tra cui quello del Missouri, della North Carolina e dell’Indiana. Il 4 novembre si voterà per eleggere i 435 Rappresentanti della Camera e per il rinnovo del mandato di 35 su 100 Senatori e il risultato delle elezioni potrebbe condizionare profondamente il futuro del paese (Cfr. Stati Uniti: il voto per il rinnovo del Congresso). Dagli ultimi sondaggi l’andamento del voto per il rinnovo del Congresso dovrebbe seguire quello per le elezioni presidenziali: il Partito Democratico sembra essere infatti favorito rispetto a quello Repubblicano. Sono molti gli analisti che si aspettano sia alla Camera dei Rappresentanti che al Senato una forte maggioranza Democratica che potrebbe consentire ad un’eventuale amministrazione Obama di portare a compimento le riforme annunciate in campagna elettorale. Dai dati emerge che il Partito guidato dal Senatore afroamericano potrebbe conquistare tra i 55 e i 60 seggi al Senato e tra i 260 e i 265 seggi alla Camera mentre il Partito Repubblicano dovrebbe avere tra i 35 e i 40 seggi al Senato e tra i 170 e i 175 seggi alla Camera. Per quanto riguardale elezioni dei Governatorati sembra esservi unaleggera controtendenza rispetto alle elezioni presidenziali e per il rinnovo del Congresso ma non è da escludersi la possibilità che i candidati Democratici riescano a sconfiggere i Repubblicani anche negli Stati in cui la tradizione è sfavorevole al Partito dell’Asinello.
Conclusioni
Il futuro degli Stati Uniti potrebbe essere contrassegnato da cambiamenti politici profondi: il Partito Democratico guidato da Barack Obama dovrebbe, secondo le intenzioni, guidare il paese verso un cambiamento che potrebbe però rivelarsi di difficile realizzazione, ostacolato dall’instabile situazione economica ma ancor più da motivi di carattere politico. Il Partito Repubblicano sembra invece vivere uno dei momenti di maggior difficoltà della propria Storia e se anche la riflessione interna dell’establishment del Grand Old Party potrebbe portare a cambiamenti profondi non è da escludersi la possibilità che nei prossimi anni i Repubblicani non siano in grado di contrastare efficacemente il Partito Democratico.
I sondaggi mostrano inoltre con una certa chiarezza un paese diviso, con gli Stati del Nord schierati a favore dei Democratici e gli Stati del Sud ancora legati alle correnti Repubblicane più conservatrici. Non si può quindi escludere la possibilità che l’elezione di un Presidente di origini afroamericane possa esacerbare alcune tensioni rimaste finora latenti anche se nei momenti di crisi la tradizione mostra che il popolo statunitense è solito riunirsi a sostegno della figura del “Comandante in Capo”.